ARTICOLI SCRITTI DAI MISSIONARI

 

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Tchad

Superficie: 1.284.000 Kmq Popolazione: 4.900.000
Governo: Repubblica Presidenziale con Partito unico
Prodotto nazionale lordo (PNL): 752 milioni di dollari
Economia: agricoltura 41%,
Industria 16,5% Reddito pro-capite: 150 dollari Analfabetismo: 94,4%
Debito estero: 167 milioni di dollari

Ex colonia francese, indipendente dall'11 agosto 1960, il Tchad ha vissuto 30 anni di instabilità e di lotta armata tra i gruppi interni.
Il 1° dicembre 1990 i guerriglieri del MPS (Movimento Patriottico di Salvezza) instaurano un regime "transitorio" tutto incentrato sulla figura del Capo dello Stato.
Quasi quattro volte più grande dell'Italia, il Tchad ha una popolazione di sette milioni di abitanti, di cui 50% mussulmani, 43% animisti, 5% cattolici, 1% protestanti.
La capitale è N'Djamena.
Vi si parla l'arabo, il francese e alcuni dialetti sudanesi.


Il Tchad è un paese di cui si paria e si scrive poco, quasi sconosciuto. È esteso quattro volte l'Italia e presenta aspetti sintomatici di molte situazioni africane: povertà estrema (che in questo stato raggiunge uno dei primati mondiali), formazione di una sola nazione da molte razze e tribù, convivenza di popolazioni arabo-islamiche e negro animiste o cristiane, immensità di distanze con conseguenti viaggi interminabili nel deserto o nella brousse (savana), instabilità politica e guerriglia costante.
La popolazione pare si aggiri sui 4.500.000 abitanti di cui circa la metà inferiore ai 18 anni. È un popolo giovane che, però, muore giovane: la vita media per un uomo è di 36 anni, per una donna di 41.
L'attività predominante è l'agricoltura (90%), praticata ancora con mezzi estremamente rudimentali e condizionata
dall'ampia fascia desertica al nord e dal clima caldo secco nel centro-sud. Le produzioni più copiose sono quelle del miglio e del sorbo, che costituiscono la base dell' alimentazione locale, delle arachidi, usate anche per l'estrazione dell' olio, del cotone, unica vera coltura commerciabile all'estero.
La situazione sociale è generalmente di estrema povertà; basti pensare che 1'89% della popolazione maschile e il 98% di quella femminile è analfabeta.
In particolare il territorio di Baibokoum, dove opera la nostra fraternità missionaria è posto all'estremo sud del Tchad, a ridosso di una catena di montagne rocciose ed è bagnata dal fiume Logone.
La sua superficie è di circa 13.000 Km2 ed abbraccia 70.000 persone appartenenti ai gruppi etnici Laka, Mbum, Tali, Haussa.

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La missione di Baibokum


La nostra presenza in terra tchadiana risale al 1978. In questi anni di missione le Sorelle si sono dedicate all'apertura di scuole materne in brousse (la savana), alla formazione umana delle donne, ai dispensari, alla catechesi nella parrocchia e nella brousse, alla formazione sanitaria e si sono rese disponibili ad ogni necessità di quei fratelli poveri e bisognosi di tutto.
"Voglio raccontarvi l'esperienza che ho fatto, visitando le scuole di Monte Lame (Pougara e Bol). Questa gente di Monte Lame è la più povera del Tchad. La maggior parte dei bambini sono sempre nudi e gli adulti indossano gli stracci dei vestiti che i missionari portano loro. Sono andata con Padre Attilio e gli Amici di Melfi. Siamo arrivati alle otto, non si poteva iniziare la scuola perché faceva un po' fresco, i bambini non avevano niente per coprirsi, dovevo aspettare. Ero circondata da tutto il paese perché quando qualche missionario o straniero arriva, si avvicinano, sicuri di ricevere qualcosa. Alle otto e mezzo ero circondata da una cinquantina di bambini nudi che mi hanno accompagnata fino alla scuola: erano i bambini della scuola materna. Alla fine della visita, ho dato le tuniche (l'uniforme che la Madre ci aveva portato per il venticinquesimo della Missione) a tutti i bambini della scuola materna. Tutti gli adulti mi aspettavano all'uscita per chiedermi: "Hai vestito i bambini e noi genitori?" Ho detto di aspettare quando sarebbe tornata la macchina dei padri, pensando che si scoraggiassero e andassero nei campi a lavorare, ma nessuno si è spostato. Eravamo tutti sotto l'albero di mango; insegnavo ai bambini le preghiere in francese e tutto il paese ripeteva con loro. Per fortuna quando i Melfitani sono tornati c'erano ancora due sacchi di vestiti; ogni famiglia ha ricevuto qualcosa e tutto il paese era in festa. Ho ammirato la pazienza di questa gente. Noi dicia¬mo: "il tempo è denaro", ma loro fin da bambini hanno imparato il valore di questa virtù povera e minore che si chiama "attesa". Attesa in fila davanti ad un pozzo d'acqua. Attesa, nei campi, delle piogge che permetteranno di coltivare. Attesa paziente del raccolto, dai primi germogli di mais e miglio alle spighe alte e rigogliose. Attesa degli aiuti internazionali che non vengono mai da parte dei governi. Attesa del futuro e di speranza. Tale attesa è profondamente biblica. In quelle loro attese ho scoperto un volto di Dio povero ed umile che non reclama, non impone, che non brontola, ma che osa sprecare il suo tempo nella pena dell'amore.

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Le scuole materne


Nella Parrocchia abbiamo circa dieci scuole materne, generalmente sono l'unica fonte dalla quale i bambini possono attingere un poco d'istruzione. La maggioranza di esse è affidata ad un maestro che è più che altro un ragazzo che sa almeno leggere e scrivere e viene scelto dal capo villaggio. Il nostro contributo è di provvedere alla formazione di questo signore o ragazzo, procurare il materia¬le didattico per lui e per i bambini e pensare anche alla struttura.
Per il contributo da dare al maestro si cerca di incentivare anche i genitori affinché lo ricompensino almeno con prodotti naturali. Nelle scuole più vicine a Baibokoum si provve¬de anche a dare un piccolo pasto al giorno. Come vedete, ci sono tante cose da fare e da dare, ma l'importante per noi è donare soprattutto ai bambini qualche cosa che resti per il loro futuro. Noi crediamo davvero che sono loro il futuro di questo paese che è sempre in conflitto ed è per quello che vogliamo fare di tutto perché abbiano una educazione buona e giusta. Per questo motivo il vostro contributo è importante e ci incoraggia a continuare con più slancio perché sappiamo che non siamo sole.
Un grazie particolare ai fedelissimi amici della Associazione AlTA - KWE di Massa Carrara e al Sig. Baratta Franco.
Sr Mapy e Sr Bernarda

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La parola ai Padri Cappuccini di Baibokoum


Se è vero che il Tchad è il cuore geografico dell'Africa, è anche vero che Mondou è il cuore del cristianesimo del Tchad, sia perché i primi missionari arrivarono nel suo territorio, sia perché la sua diocesi ha avuto (ed ha) il maggior numero di cattolici e di sacerdoti dell'intero Paese. Se poi si vuol trovare anche il cuore di Mondou, allora bisogna spostarsi verso ovest e fermarsi a Baibokoum, una delle prime missioni della diocesi (è stata aperta nel 1952) dove da 30 anni esatti lavorano i Cappuccini di Foggia, che hanno fatto del "villaggio ai piedi della montagna" (questo significa Baibokoum in lingua locale) il centro della loro attività missionaria.
Anche se è in capo al mondo e per arrivarci bisogna sfiancare la Toyota, perduto com'è in un trapezio-cuscinetto tra la Repubblica Centrafricana e il Camerun, Baibokoum ha una sua particolare bellezza, regalatagli dal fiume e dalla cerchia di montagne che spezzano la pianura sonnolenta e polverosa che nasce dal remotissimo nord e infrange sui monti Lam le sue onde di sabbia.
Gli spruzzi di questo urto impetuoso si nebulizzano come vapori d'acqua calda e si spandono nel cielo, creando una sottilissima cortina che vela lievemente il sole, ma di cui non ci si accorgerebbe se, giorno e notte, la lingua non si seccasse come una foglia.
Da Baibokoum, dove vivono i Mbum e gli Ngambay, i missionari si sparsero pian piano a Bam, Gorè e a Bébédja, realizzando ovunque, grazie alla loro nativa laboriosità pugliese, opere di promozione in tutti i campi, a cominciare dalla scuola e dalla sanità, senza trascurare, ovviamente, l'evangelizzazione.
Attualmente, grazie all'opera delle Suore Francescane Angeline, sono attive una decina di scuole materne, di cui una a Baibokoum e le altre in brousse (savana), e da un anno circa è stata riaperta "l'école primaire" che, una volta completata come struttura, comprenderà un ciclo di sei classi.
Baibokoum ha duemilacinquecento cattolici (altri mille sono fuggiti all'estero al tempo della guerriglia), assistiti da tre sacerdoti, tre Suore Francescane Angeline e settanta catechisti. La frequenza dei cattolici alla chiesa è buona, "ma non incide molto nella vita" dicono i missionari attualmente operanti.
Infatti le chiese di domenica traboccano di gente, ma i matrimoni religiosi, per esempio, sono pochissimi (prima c'è da pagare la dote o bisogna avere figli perché il matrimonio tenga), in molti casi sono ancora imposti dalla famiglia; molti accettano la poligamia; i divorzi abbondano; le vendette non mancano; le accuse di stregoneria non si contano.
A fianco di tutto questo c'è, però, un forte amore alla preghiera, una solidarietà che trascende le ragioni tribali, un attaccamento alla fede che sfida il fucile mitragliatore. C'è ancora molto lavoro da fare, ma i giovani ci fanno sperare in un futuro migliore.

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La parola alle nostre sorelle…un po’ di storia


Ho ancora davanti agli occhi la visione dell'aereo che, decollando dall'aeroporto di Fiumicino, si perse nell'azzurro del cielo portando le nostre prime missionarie in Tchad il 10 Ottobre 1978.
Le fortunate erano Sr Maurizia, Sr Sara, Sr Attilia e Sr Egidia. Fortunate, sì, perché molte avevano il desiderio di partire. Madre Giulia, vera animatrice di Comunità, era riuscita ad entusiasmare tante di noi per la prima missione africana. Subito esse si sono messe all'opera, collaborando con i Padri Cappuccini, nella pastorale parrocchiale, sanitaria, nella promozione della donna. In modo particolare le nostre sorelle si sono messe a servizio dei più poveri.
Tanti sono, infatti, i poveri che bussano alla nostra porta, soprattutto gli epilettici, che sono completamente rifiutati dalla società, perché ritenuti posseduti dallo spirito del male, e i ciechi.
Con l'aiuto dei volontari, in particolare degli amici melfitani, sono stati costruiti due dispensari, nei quali accogliamo e curiamo i malati della zona, e diverse scuole materne dove molti bambini cominciano a ricevere una prima educazione e spesso trovano qualcosa da mangiare. L'asilo di Baibokoum viene popolarmente chiamato "l'école mangèr".
Nel periodo secco si ap-profitta per raggiungere i villaggi che durante il periodo delle piogge restano isolati, in modo da portare loro la Parola di Dio e da attivare la promozione della donna.

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Contesto culturale


Certo il lavoro non è facile, perché il contesto socio-culturale è complesso. Il Tchad è costituito da moltissime etnie con lingue diverse. A Baibokoum sono presenti due etnie, ma si viene a contatto anche con arabi, con nomadi, ecc. Anche le religioni sono diverse: animisti, islamici, protestanti e cattolici.
I cattolici sono ancora una piccola parte, perché i primi missionari sono arrivati negli anni quaranta.
L'analfabetismo è ancora molto forte per mancanza di scuole.
La concezione della vita, della famiglia, della solidarietà, della donna rallenta la costruzione di una nazione compatta. Ogni etnia cerca di prevalere sull'altra e di sfruttare la situazione quando è al potere. La gente non è abituata ad una gestione corretta dei beni, non pensa al domani, vive giorno per giorno, così quando arriva qualche problema si trova in difficoltà e si rifugia nell'alcool.
Nella cultura africana non esiste morte naturale: quando una persona muore bisogna cercare la causa, quindi qualcuno viene accusato di "sorcellerie" e deve morire.
Un altro problema è la poligamia. Spesso l'uomo, per avere più forza lavoro nei campi, convive con più donne, ma questo provoca problematiche all'interno della famiglia stessa e la diffusione di malattie, come l'AIDS.
La donna, anche se ha un valore intrinseco nella cultura africana perché operatrice di vita ed elemento di unione e di sostentamento nella famiglia, non è tenuta in considerazione nelle decisioni sociali.
In questi ultimi anni la zona sud del Tchad ha subito un brusco cambiamento socio-economico a causa della scoperta e dello sfruttamento del petrolio. La popolazione fiduciosa in un miglioramento economico è stata disillusa nelle sue aspettative. Basti pensare che soltanto il 5% del guadagno rientra a beneficio dello stato tchadiano. Inoltre il movimento di persone chiamate per il lavoro ha causato divisioni familiari e diffusione di malattie sessualmente trasmissibili, compresa l'AIDS, oltre ad aumento del costo di vita.

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Vita ecclesiale


La nostra Diocesi è molto giovane: ha solo quattro anni, per cui finora si è riusciti solo a conoscersi ed individuare le problematiche. Solo quest'anno infatti abbiamo formulato un progetto pastorale che ci aiuterà a camminare come famiglia di Dio secondo le direttive della C.E.T. (Conferenza Episcopale Tchadiana).
Anche la nostra parrocchia è molto giovane, ha solo 50 anni di vita ed il cammino di fede è lento e lungo.
Sì, sono già molti i cristiani battezzati e i "catecumeni", ma stenta molto ancora a crearsi una mentalità evangelica. Occorre che ci siano delle persone del posto sensibili e ben preparate, capaci di trasmettere con la vita il messaggio evangelico, facendo in modo che passi nella loro cultura, ma anche questo è difficile perché manca una base culturale.
Normalmente il battesimo viene amministrato agli adulti, dopo aver fatto un cammino catecumenale di tre anni; soltanto in questi ultimi anni la nostra parrocchia amministra il battesimo ai bambini di famiglie che manifestano una vita cristiana coerente.

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Nadyne


Nadyne è una ragazza epilettica che stiamo aiutando, ma che corrisponde poco a tanti nostri consigli.
Ci fa tanta pena! È già madre di Brigitte, una bella bambina, vivace, che fa appena appena i primi passi. Nadyne è una bella ragazza, ma non ha rispetto e dignità per se stessa: è sempre sporca e difficilmente chiede aiuto alla missione o ai suoi vicini. Da tempo la vediamo con una pagna nuova, è segno che un uomo ha approfittato di lei. Ora si trova incinta di 3 o 4 mesi. La sua realtà è preoccupante perché ha sovente delle crisi. Noi ci poniamo tanti interrogativi: come aiutarla in ogni aspetto, se non collabora come tanti suoi compagni di sorte?
La piccola Brigitte, quando ci vede, ci sorride, allunga la sua manina per salutarci, ci fa tanta tenerezza; quando le facciamo indossare un vestitino nuovo è contenta, ma il giorno dopo è irriconoscibile.
In Tchad gli epilettici sono in aumento. Ragazzi, ragazze, giovanotti, mamme bussano alla nostra porta per avere la medicina per prevenire le crisi: diamo loro tegretol o plenobarbitol.
Chi è vicino viene a prendere le compresse una volta la settimana, a chi è lontano le diamo per un mese.
Sicuramente non si è ancora capito che il bambino deve essere curato per prevenire le crisi di paludismo in modo da evitare convulsioni che ledono il cervello.
Queste persone sono allontanate dai parenti perché per loro è una malattia contagiosa. Anche quando vengono in chiesa sono isolati, se ne stanno da soli… È veramente una realtà che pone tanti interrogativi e spesso trova "spiazzati". È un altro aspetto della sofferenza dell'Africa!

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La scuola di Dibà


Dibà è un villaggio all'estremo sud del Tchad, attraversato dalla grande strada del petrolio, in piena savana. Al centro di questo villaggio vi è la scuola materna, nuova, in muratura bianca, costruita lo scorso anno da un gruppo di volontari di Melfi. A fianco di questa scuola vi è la vecchia cappella in mattoni cotti, ma senza intonaco, in uno stato miserevole, che dice tutta la povertà e la miseria di questa regione. È nei programmi dei Missionari di rifarla un po' più lontano dalla strada, per evitare i polveroni dei camion del petrolio che continuano ad arrivare e alzano tanta polvere e sabbia, vero flagello per i polmoni dei poveri bambini, che corrono anche il pericolo di essere investiti.
Il villaggio di Dibà non ha un'altra struttura comune; l'acqua bisogna andarla a prendere al pozzo, non vicino. Il "mercato" lo si fa ai bordi della strada, esponendo per terra la poca merce da vendere. Nonostante la scuola materna sia nuova, le lezioni sono ancora di tipo tradizionale, in francese, lingua ufficiale del Tchad.
Il maestro scrive alla grande lavagna la data del giorno, il numero degli alunni iscritti, di quelli presenti e assenti... Seguono i vari esercizi per i primi apprendimenti di numeri, delle lettere e delle parole o frasi comuni. I momenti più attesi sono l'ora di svago, i giochi, i canti e la refezione. Mancano i sussidi didattici, anche se c’è qualche giocattolo, portato dai missionari e dalle suore.
Per l'accesso alla scuola, spesse volte le bambine sono discriminate e impedite per tanti motivi, anche a causa delle proprie famiglie numerose.

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Donna e cultura Tchadiana


“Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò. Dio li benedisse…"
(Gen. 1,27ss)
In molte parti del mondo si riscontrano non solo violenze fisiche contro le donne (stupro, percosse entro le mura domestiche, ecc.), ma forme di violenza socialmente accettate, come le mutilazioni genitali, vere e proprie torture a cui sono sottoposte ogni anno più di 2 milioni di giovani donne in tutto il mondo.
È inaccettabile l'idea che si tratti di un valore culturale, ma è di fatto una forma di schiavitù che domina e sottomette la donna fin da bambina; la umilia e diminuisce la stima di sé per renderla disponibile e obbediente al marito, al padre, ai fratelli…
Il trauma fisico e psicologico delle diverse forme di infibulazione e mutilazioni è tale da far soffrire la donna per tutta la vita.
Nell'Africa Sub Sahariana una donna ha una probabilità su 16 di morire durante la gravidanza o il parto: le donne africane in media hanno tra i 4 e gli 8 figli e trascorrono tra il 35-50% della loro età fertile in stato di gravidanza.
Ridurre la mortalità ma-terna fa parte degli otto obiettivi del millennio.
La pari dignità fra uomo e donna indicata nel testo della Creazione è ancora lontana dal realizzarsi in Tchad.
La donna nella società non ha nessun valore, alcuna posizione, non può neppure esprimere il proprio pensiero. Un bambino di 9 anni che ha fatto il rito di iniziazione ha potere sulla donna, la comanda e la donna può solo abbassare la testa.
Ci sono molte tradizioni culturali contro le quali non è possibile fare nulla, perché sono considerate buone: è cosa molto importante avere molte mogli e quindi molti figli: se non lo si fa non si diviene "Ancêtre" e alla morte si diventerà uno spirito cattivo.
La donna, in gravidanza, è privata di tutto il cibo necessario per una buona salute, non può mangiare carne, perché si crede che il bambino possa nascere malformato, può quindi mangiare solo foglie (verdura). Dopo il parto non può cucinare per il marito, perché considerata impura, dovrà quindi aspettare il tempo della purificazione di 40 giorni. In Tchad, il processo di rinnovamento sociale promosso dal piano governativo, che prevede una nuova legge familiare, per la quale vengono messe al bando pratiche come le percosse alle donne, è fonte di polemiche. Alcuni mussulmani hanno espresso fortemente il loro dissenso con toni da inquisizione: "Nel Corano non è scritto che la donna è uguale all'uomo"!
È difficile accettare il cristianesimo, perché ognuno ha il proprio dio, la propria protezione che porta sempre con sé.
Partendo dal principio che la donna è l'immagine più bella del Dio della vita, che è lei che accoglie e soffre per la vita e la difende, il nostro compito è quello di aiutare le donne tchadiane a diventare quello che sono chiamate ad essere: l'immagine e somiglianza di Dio amore!!!

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I dispensari


I dispensari sono delle piccole strutture sanitarie nate dall’urgenza di aiutare i malati che si presentavano numerosi quando arrivarono i missionari, per cui in ogni diocesi o quasi in ogni parrocchia sono nati uno o più dispensari dove i malati vengono soccorsi e aiutati a guarire. Quasi sempre i malati arrivano molto gravi, allora la suora deve darsi da fare per cercare di aiutare in forma efficace il paziente, facendo da medico e da infermiera, ponendo la diagnosi e somministrando le medicine appropriate. Nella nostra missione di Baibokoum sono nati due dispensari nella “brousse” (savana) per aiutare la gente più povera che prima doveva fare 35-40 chilometri di strada a piedi per raggiungere una postazione sanitaria. A Koumao, un villaggio attorniato da altri 15 o 20 villaggi nel raggio di cinquanta chilometri, è stato costruito dalle nostre pioniere, Sr Maurizia in testa, il primo dispensario in mattoni non cotti verso gli anni Ottanta, ma presto si è deteriorato. Grazie alla sensibilità e collaborazione dei nostri primi amici e volontari di Melfi, capeggiati da Don Vincenzo e da Giustino, e con l’animazione e l’incoraggiamento di Sr Silvana Riva, ne è stato costruito uno nuovo con la collaborazione della gente del posto. Dal 1992 il dispensario funziona come un piccolo ospedale con una sala di consultazione, un’altra per gli esami clinici, una piccola farmacia e una sala per i parti dove le donne sono assistite da una “sage Femme” quando non sono a rischio.
Il dispensario è aperto da lunedì a sabato dalle sette del mattino fino a quando ci sono gli ammalati. Le donne incinte hanno un giorno fisso: i neonati, i bambini, i giovani, gli adulti, gli anziani, tutti hanno un punto di riferimento nel dispensario per qualsiasi malattia.
La Sorella infermiera si reca due o tre volte alla settimana in ciascun dispensario; negli altri giorni il responsabile è l’aiuto infermiere più vecchio che ha una grande esperienza trasmessagli dalle Sorelle. Ormai si sente il “primario” del dispensario, non ha il diploma, ma la necessità ed i lunghi anni di servizio suppliscono a tutto.
Quando il malato arriva al dispensario, viene visitato dalla Suora che fa la diagnosi, prescrive la ricetta con le medicine da prendere e con l’eventuale richiesta di esami, poi passa alla farmacia per l’acquisto delle medicine. Alcune volte si presentano malati gravi che non si possono rimandare a casa, per cui sono sistemati nella sala parto, accuditi da qualche parente sotto la vigilanza dell’aiuto infermiere. Se il malato non migliora viene trasportato con la macchina delle Suore all’ospedale più vicino.
Le Sorelle che lavorano nei dispensari collaborano sempre con un aiuto-infermiere, che segue le visite con la suora e fa da traduttore perché dei pazienti nessuno parla in francese, ma solo la lingua locale; con il cosiddetto “farmacista”, che distribuisce le medicine e spiega come si devono prendere e con un terzo addetto che esegue gli esami, così come ha appreso durante l’apposito corso seguito nella Repubblica Centrafricana.
Il personale che lavora con noi viene pagato con le entrate del dispensario.
Nella stessa maniera funziona il dispensario di Oulì-Bangalà, anche questo ricostruito grazie all’aiuto generoso e disponibile degli amici melfitani, guidati da Don Ferdinando e da Giustino.
Più o meno alla stessa maniera funzionano tutti i dispensari delle altre diocesi; sono le uniche strutture sanitarie attive perché quelle statali è come se non esistessero e i nostri malati dovrebbero fare 120 chilometri per andare a Moundou o nella Repubblica Centrafricana.
La gente è molto grata e riconoscente per questo aiuto che viene offerto soprattutto in favore delle donne e dei bambini, di cui, grazie anche alle pur non regolari campagne di vaccinazione, si sta abbassando il tasso di mortalità.
Le Sorelle di Baibokoum

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Il lavoro in Tchad!


Il concetto filosofico del lavoro era basato inizialmente sul fatto dell’utilità spicciola momentanea: si lavorava per vivere: questo è rimasto, in parte, anche oggi.
Secondo l’organizzazione locale, il capo del villaggio assegnava i campi alle famiglie ed il raccolto veniva messo in comune e quindi distribuito. Non esisteva iniziativa privata, individuale.
Oggi l’idea della solidarietà è rimasta, purtroppo nell’aspetto negativo: si è infatti sviluppato il parassitismo. Ci si appoggia a chi produce di più, o il capo “ruba” servendosi del suo potere.
Se qualcuno produce più degli altri può essere tacciato e accusato di stregoneria; i raccolti vengono bruciati se non si mette tutto a disposizione. Chi ha di più deve dare al clan.
Coloro che, grazie a qualche grado di istruzione, lavorano come funzionari dello Stato, impiegati alla missione o altro, chi riceve un piccolo salario viene assalito dai parenti con tutti i loro bisogni.
In generale il lavoro è quello dei campi, la caccia, la pesca. Il cotone, la cui produzione è nelle mani di nazioni straniere, così come il petrolio, si sono rivelati, per i tchadiani, pure illusioni. Essi non sono ancora in grado, né all’altezza di premunirsi per quanto riguarda il lavoro : si guadagna qualcosa, ma si sciupa tutto e subito. La società della tessitura “Cotton-Tchad” ha fallito i suoi intenti.
Nel caso dei coniugi, l’uno non sa quanto guadagna l’altro. La cura dei figli è affidata quasi esclusivamente alla mamma. L’educazione in atto, condotta da diversi organismi è rivolta all’impegno della comunione dei beni, ma il cammino è lungo e faticoso…
Per quanto riguarda il concetto di lavoro e di guadagno si rileva una enorme differenza tra il nord e il sud del paese:
il Nord, dove si concentra la maggior parte della ricchezza, è popolato per lo più da mussulmani, si sostiene con il commercio, la guerra, le razzie. Gli altri devono lavorare per loro.
Il Sud, a parte qualche impresa privata, non ha nulla.
Lo Stato non ha affatto l’idea di creare posti di lavoro, una mentalità che apra orizzonti..
Le imposte vengono pagate dagli stranieri che sono controllati in tutto, ma i ricchi locali non pagano nulla, anzi sfruttano i piccoli.
Un deleteria fonte di piccolo guadagno per tanta gente, per la maggior parte donne, è la preparazione di bevande alcoliche sommamente dannose per la gente del luogo : tutti bevono, uomini, donne, giovani, ragazze e perfino bambini.
Si sta iniziando una campagna contro il bere, ma dove sono le alternative? E’ difficile trovarle…
La professione in ambito sanitario occupa alcune persone nelle nostre zone: si cura, per quanto è possibile la formazione degli infermieri, anche se non mancano piccoli furti o accuse che a volte colpiscono i missionari…
Un’altra possibilità di occupazione è la Scuola : tuttavia i maestri e professori non sono ben preparati e spesso approfittano della loro posizione per angariare gli alunni.. Anche qui il nostro lavoro di preparazione e di vigilanza è importantissimo ed ottiene buoni risultato, sia per la dignità della Scuola cattolica, sia per la crescita umana e culturale degli alunni.
Nonostante gli aspetti negativi del settore- lavoro esistono espressioni bellissime nell’ambito della gratitudine al Creatore e datore del bene: ad ogni raccolto seguono sacrifici di ringraziamento, atti di solidarietà verso i poveri e malati,ecc.
Si direbbe che l’Africa si trovi al centro di un complotto mafioso internazionale dal quale è difficile uscire.

Per i motivi elencati e tante altre situazioni penose, il nostro impegno nel sostenere l’Africa deve essere moltiplicato secondo i battiti del cuore che sa e vuole vedere in ogni uomo un Fratello, figlio dello stesso Dio e Padre….
Da un’intervista a P. Leone, missionario Cappuccino

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